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Il tombarolo

Il tombarolo è il nono episodio della dodicesima stagione.

Trama

Viene ucciso un uomo, un certo Marco Pagani, mentre era in auto, con un colpo di pistola al petto. La vittima sembrava conoscere il suo assassino. Il commissario Fabbri e Giandomenico Morini perquisiscono la casa della vittima, piena di oggetti antichi. È stata ritrovata la ricevuta di un noleggio di un tir, che non serviva a lui, ma ad un uomo disoccupato da cinque mesi, un certo Ermanno Fiocca. L’uomo viene interrogato e sostiene di aver lavorato per lui e di aver trasportato delle casse per lui in un capannone dal tetto rosso. Katia ha scoperto che i reperti archeologici etruschi nella casa di Marco Pagani erano autentici, motivo per cui Morini sostiene che l’uomo fosse un tombarolo. I reperti erano stati trovati da un costruttore durante la realizzazione di un edificio. L’uomo, invece di segnalare la scoperta, aveva contattato Marco Pagani e fermando i lavori per cinque giorni, aveva permesso a Pagani di portare via quanto possibile. All’interno del buco entra Rex per scoprire ciò che vi era all’interno, ma non è riuscito a recuperare nulla, solo una carta di chupa chups, segno che l’uomo non era sceso sul buco da solo. Si trattava dunque di una tomba sotterranea ricca di suppellettili e reperti archeologici. Possono essere loro utili le opinioni del Signor Calvanico, esperto di archeologia. L’uomo spiega a Lorenzo che i mercanti d’arte non li sopportava perché lo fregavano, ma a Pagani piaceva spendere e spesso si accontentava. Per legalizzare le vendite, si trovava un prestanome, un individuo il quale dichiarava che il reperto in proprio possesso era regalato dal padre prima del 1939. Viene interrogato un collega di Marco, un certo Fabio Di Leo, con cui l’uomo ha lavorato per molto tempo. L’uomo viene interrogato e sostiene che la sera dell’omicidio era in Svizzera con la figlia e di essere rientrato a Roma solo la mattina. Fabbri interroga un uomo dell’ospizio, che aveva conosciuto Pagani, il quale l’aveva obbligato a firmare la dichiarazione di un documento il quale sottoscriveva il possesso di una statuetta appartenente a lui dal 1935. Lorenzo e Giandomenico riescono a ritrovare e a perquisire il capannone in cui erano state portate le casse con i reperti archeologici. Tra i reperti manca proprio la statuetta che aveva dichiarato di avere l’anziano uomo. Di Leo, ritornando a casa si accorge, chiamando un certo Capanna (che lavorava insieme a lui ed al Pagani) al cellulare e sentendo la suoneria, uomo che avrebbe dovuto contattare, è all’interno della sua abitazione e non con intenti benevoli. Fortunatamente riesce a fuggire, ma vorrebbe avere la possibilità di capire che fine ha fatto la statuetta (che doveva essere venduta ad un mercante d’arte) e munito di pistola si dirige sul luogo in cui lavora il suo collaboratore. Lorenzo e Morini vengono a conoscenza dell’altro uomo di cui sono alla ricerca, che fa il guardiano e lo riescono a raggiungere, ma lo trovano insieme a Fabio, che gli punta la pistola contro, ma non può ucciderlo in quanto l’uomo dice di aver fatto rapire la figlia e gli chiede per quale motivo abbia ucciso Marco Pagani. In un momento di distrazione, il guardiano fugge e a rincorrerlo ci sono il temerario Lorenzo con l’inseparabile Rex, che riescono a fermarlo e catturarlo. L’uomo aveva fatto un bel colpo con la vendita della statuetta, volendo tenere per sé i proventi della vendita e avendo l’intenzione di uccidere i suoi collaboratori per questo motivo.

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